Il Management orziero e poggiero. Ennesime metafore veliche per l’autoformazione del manager
L’abusata metafora della vela nel mondo del management rischia di far perdere spessore ad un ambito ricco di simboli e significati che può far leva sulla riflessione personale e la possibilità di raffrontarsi con stimoli cognitivi ed esperienziali importanti.
Il termine Management deriva dal francese antico Manège, in quanto arte del “maneggio” termine proprio dell’equitazione probabilmente derivante dall’italiano “maneggiare” e quindi dal latino “manus”, “mano”. La “guida”, la “conduzione” del nobile animale è quindi paragonata attualmente alla conduzione di qualsiasi mezzo di trasporto, così come, metaforicamente, di un’organizzazione.
È pacifico considerare che la guida implichi il comando per indicare il percorso da seguire, la meta da raggiungere e gli obiettivi da condividere con i propri compagni di viaggio. Applicando la metafora del comando nautico, è pertanto possibile giocare facilmente con tutte le espressioni figurate che riguardano il movimento, l’andatura, il confronto con i mezzi tecnici, il linguaggio specifico, gli imprevisti, piuttosto che la divisione di ruoli e compiti nella situazione dell’ “andar per mare”.
Vorrei soffermarmi solo su un paio di essi che riguardano la “rotta”, che riassumono, sul piano teorico, la figura del manager come conduttore di un gruppo di lavoro o di un’azienda in un contesto turbolento e articolato come quello del mercato attuale.
A causa della conformazione geoide del pianeta Terra che complica non poco il carteggio nautico, le rotte nella navigazione possono essere costruite nella forma ortodromica o lossodromica. L’ortodromia è il percorso più breve ma che non può essere seguito con la bussola, mentre la lossodromia è il percorso più facile perché può essere seguito con la bussola di bordo, sebbene sia più lungo rispetto alla rotta ortodromica tra due punti (la navigazione infatti si svolge per lossodromia per percorsi inferiori alle 500-600 miglia).
Il management che cerca pertanto percorsi e obiettivi a lungo termine (come una traversata atlantica) tendono ad essere poco efficaci, in quanto costretti a ragionare “lossodromicamente” attraverso gli strumenti che possiedono (la bussola di bordo) e poco adatti a vision troppo lontane nel tempo e nello spazio.
La scelta di una rotta, inoltre, è un aspetto delicato nella pianificazione della navigazione che, nella pratica nautica, viene stabilita secondo dei criteri essenziali: la sicurezza, la brevità e la facilità.
Sicurezza
La sicurezza impone di passare lontano dai pericoli distribuiti in mare o sulla costa e si tratta di un criterio determinante per la scelta di una rotta rispetto alle altre possibili.
Il manager che non applica processi sicuri nella pratica organizzativa non è probabilmente un buon manager. La propensione al rischio è pur sempre un’azione calcolata, confortata da dati e manifestazioni tangibili delle idee perseguite.
Brevità.
La brevità è importante in quanto la rotta più breve è anche la più economica. Inutile soffermarsi sull’importanza del fattore tempo nella pratica organizzativa, così come il valore intrinseco in termini economici che esso possiede. È giusto perseguire decisioni rapide e soluzioni immediate nel management, fatto salvo però il principio precedente, legato alle scelte equilibrate e dotate di senso.
Facilità.
Il criterio della facilità indica che la rotta più facile è quella che può essere seguita con la bussola, attraverso un percorso lossodromico. Ottimizzare le proprie forze e sfruttare gli strumenti a disposizione deve essere una predisposizione naturale del manager che, sebbene abbia scelto obiettivi organizzativi sicuri e redditizi, deve misurarsi con le risorse a disposizione per raggiungerli.
Il Manag
er può e deve raccogliere sfide importanti soprattutto con sé stesso, per comunicare all’ “equipaggio” le giuste indicazioni e scegliere il “vento” migliore. Un manager “orziero” tenderà a cercare l’ “abbrivio” migliore, inseguendo il vento per una “portanza” di maggiore effetto, cercando di mantenere il più possibile la prora verso la meta di arrivo, mentre un manager “poggiero” tenderà ad allontanarsi dal “vento”, senza contrastarlo, magari cercando vie alternative e nuove per raggiungere il punto di arrivo.
Non ci sono soluzioni univoche, del resto chi va per mare sa bene quante variabili entrino in gioco nella dinamica nautica. L’istinto e il buon senso sembrano allinearsi, in “acque” basate su considerazioni relative, imprevedibilità delle condizioni “meteo” e irresponsabilità degli altri naviganti…
Ancora una volta la pratica autoformativa genererà effetti determinanti, basati sulla riflessione iniziale (la scelta della rotta), sulla motivazione propria e del proprio equipaggio (indispensabile il clima positivo in barca), sulla direzione (definizione del viaggio, verifica delle attrezzature, monitoraggio e tempi di percorrenza, etc.) fino all’autonomia e alla padronanza del comando dell’imbarcazione.