Per un’economia educativa

Prima del nuovo discorso (o meglio pro-neologo)

Due anni di silenzio autorfilessivo sembrano tanti, ma la trascrizione del proprio apprendere non annovera uno scadenzario e delle deadline imposte. Un pò come la malattia parodontale (come diceva la mia igienista dentale): ci sono periodi della vita in cui l’attacco batterico diventa più intenso in contrapposizione ad anni di assoluta mancanza di problemi al tessuto gengivale, indipendentemente dalla noncuranza nel trattamento di pulizia quotidiana.

Tentando di ripartire da un nuovo ciclo di autoapprendimento, stavolta l’attenzione si rivolge verso il rapporto stringente che esiste tra l’universo formativo e quello economico.

E’ a partire da qualche pagina, sfogliata piuttosto distrattamente, dei grandi nomi dell’universo di studio economico  che si inscrive la nuova riflessione pedagogica personale di questo Cahier de Bord autoformativo.
Due prime suggestioni:

“Fondamento dell’economia politica ed in generale di ogni scienza sociale è evidentemente la psicologia” (Vilfredo Pareto)

Giusto un pò di ricarica all’autostima, per immaginare che anni di studio sulle scienze “soft” in fondo abbia un senso, proprio in un momento in cui sembrano avere successo solo i numeri e coloro che li sanno gestire.

“L’economista è il fiduciario di una civiltà possibile e se gli interessi costituiti prevalgono sulle idee, tuttavia l’economista deve stare attento alle idee”. (Federico Caffè)

Forse il giusto compromesso è proprio questo. Il legame che avvicina indissolubilmente l’impostazione economica alla filosofia non può essere messo in discussione. Se idee e interessi convergono verso obiettivi comuni, possono certamente nascere progresso e sviluppo: sociale e personale.

L’ECONOMIA x L’EDUCAZIONE = FORMAZIONE / ETICA + DEMOCRAZIA

L’economia educativa, tra etica del progresso, “asimettria formativa” e “democrazia corinthiana”

“Sembra a chi scrive che lo scopo principale del progresso sociale dovrebbe essere quello di preparare, attraverso l’educazione, l’umanità ad uno stato sociale che unisca, alla massima libertà personale, quella giusta ed equa distribuzione dei prodotti del lavoro che le attuali leggi sulla proprietà sembrano trascurare del tutto”

J.S. Mill, “Principi di economia politica”

L’ermeneutica del mondo aziendale costringe spesso a fare i conti con la questione del valore aggiunto: economico e/o di progresso-sviluppo della persona. E/O, perché spesso l’uno esclude l’altro, sebbene il primo esista in funzione del secondo. L’ οἱκονομία, ovvero il “governo della casa” e pertanto l’amministrazione dei beni di un soggetto, di un’impresa, di una comunità, di uno Stato dovrebbe racchiudere in sé un principio che tende al benessere e al progresso dell’oggetto per cui opera: senza scomodare eccessivamente le riflessioni contenute in Etica ed economia di Amartya Sen e le imprerscrutabili “misurazioni della felicità”, è utile soffermarsi a considerare il potente valore educativo che racchiude l’impostazione economica nei diversi contesti sociali.
Ci si può soffermare su un documento di Antonio Fiscarelli depositato in rete (http://www.edscuola.it/archivio/ped/educazione_ed_economia.pdf) che rappresenta piuttosto bene il legame che da sempre vincola la costruzione della politica educativa a partire dal modello economico più in auge, piuttosto che l’importanza che rappresenta l’istruzione economica ed in particolare la dinamica “Educazione e Lavoro”, soprattutto in riferimento ai paradigmi di Democrazia Educativa del buon Dewey. Questo spunto permette un’ulteriore citazione:

“Tradotta in scopi specifici, l’efficienza sociale implica il possesso di una «coscienza» dei frutti del l’industria umana e ne denuncia l’importanza. La gente non può vivere senza i mezzi di sussistenza; i modi in cui  questi sono impiegati e consumati hanno una profonda influenza sulle relazioni delle persone fra loro […] Nessun piano di educazione può trascurare queste considerazioni fondamentali [ …] Col trasmutarsi della società da oligarchica in democratica appare naturale che risultato valido dell’educazione debba essere considerata la capacità di farsi economicamente strada nel mondo e di amministrare utilmente le risorse economiche invece che adoperarle solo per sfarzo e lusso” (J.Dewey, Democrazia e Educazione)

Un termine condiviso collegato alla bontà di un sistema economico è la cosidetta presenza di simmetria informativa. Lo stato contrario rappresenta una condizione in cui l’informazione non è partecipata tra gli individui facenti parte del processo, quindi una parte degli attori interessati possiede informazioni maggiori  rispetto agli altri, traendono vantaggi personali.

L’architettura economica odierna si basa (ma forse si è sempre basata così) sulla capacità di pochi di possedere informazioni strategiche legate all’investimento economico o alla speculazione finanziaria.

Rappresentare un’idea di democrazia reale in campo economico sembra una favola. Un pò come la bellissima storia della “Democrazia Corinthiana” attuata da Socrates e i suoi compagni trent’anni fa:

Nel 1982 ebbe inizio il periodo della cosiddetta Democrazia Corinthiana. Nell’aprile di quell’anno termina il mandato del presidente Vicente Matheus e lo sostituisce Waldemar Pires. I calciatori Sócrates, Wladimir e Casagrande si ergono a leader dello spogliatoio e di fatto iniziano una autogestione del club, dirigendo la squadra affiancati dall’allenatore Mário Travaglini. La formazione è decisa dai giocatori, che votano su ogni questione posta, di fatto ricalcando il sistema democratico: nel 1982 e nel 1983 la squadra vince il Campionato Paulista. I membri della rosa e della dirigenza avevano eguale diritto di voto, e le loro opinioni avevano lo stesso peso: inoltre, i calciatori avevano il potere di utilizzare la maglia a fini pubblicitari o propagandistici.Nel 1984 Sócrates e Casagrande lasciano il club, e la Democrazia Corinthiana termina: il breve periodo contribuisce, tra le altre cose, a risanare le casse del club, che erano piene di debiti ereditati dalla precedente gestione (cfr. Wikipedia)
Un micro-caso di democrazia reale, dove le informazioni sono conosciute da tutti e condivise sulla base di una ledership saggia e orientata sugli obiettivi.

La storia economica e politica di oggi forse ci rappresenta che certi episodi rimangono tali, e soprattutto si sviluppano in contesti circoscritti, in microcosmi di piccole dimensioni e poche persone (basti pensare alla democrazia ateniese e all’isopsefia (“stesso sassolino” – ovverso stesso “peso” per ogni individuo).
Allora non ci illudiamo che il sistema economico globale e l’economia del terzo millennio si basino su un sistema millenario di rappresentanza omogenea dell’informazione.
Il problema è sempre la consapevolezza reale che i diversi attori della democrazia possono avere rispetto ad un tavolo di votazione. Se la conoscenza è asimetrica non è possibile avere un “sassolino” dello stesso per votare.

L’EDUCAZIONE x L’ ECONOMIA =  CONSAPEVOLEZZA > x

“Le tecniche sono importanti, e vi è un solo modo per impararle. Osservare quelli che hanno avuto successo. Una volta mi resi conto che quelli che pure esercitano la stessa attivita, alcuni impoveriscono del tutto e altri si arricchiscono notevolmente: io me ne meravigliai e mi parve che valesse la pena di indagare questo fenomeno. Osservando bene trovai che in ciò non v’era nulla di strano, dato che chi esercitava le sue attività a casaccio ne aveva delle perdite, e chi invece si dava da fare con intelligenza e giudizio compiva la sua attività più rapidamente, più facilmente e con maggiori guadagni. Io penso che anche tu, se vuoi, e se gli dei non lo impediscono, imparando da loro, diventerai abile gestore dei loro affari”. Senofonte, “Oeconomicus”

Ecco che in questa riflessione l’importanza dell’educazione come condizione concreta di sviluppo personale e sociale (in senso economico) prende piede. Ripensare ad una pedagogia “economica” oggi può permettere di sperare in un futuro più civile e onesto.

E’ forse pportuno valorizzare i tentativi di financial literacy che alcuni organismi internazionali provano a sviluppare, a partire dall’OECD o dal Council for Economic Education (http://www.councilforeconed.org) e mutuarli nei nostri sistemi di istruzione, formazione, orientamento e inserimento professionale.

Pare che attualmente il pensiero di un’educazione finanziaria sia stato esplorato

(www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-04-13/profumo-intervista-154752.shtml?uuid=Abj05WNF), sebbene spesso tutto questo rimanga solo un esercizio di stile.

Eppure di materiali e spunti ce ne sono davvero tanti: la pragmatica anglosassone è così ricca da fare invidia; e sono certo che molti professionisti del campo della formazione potrebbero davvero divertirsi ad applicare certe esercitazioni e certi moduli formativi per tutte le età… http://economicsnetwork.ac.uk/themes/games.htm

Eppure anche solo spiegare ad un giovane in fase di scolarizzazione cosa significhi FTSE MIB, Dow Jones, Margine Operativo Lordo, Break Even Point o anche solo “come si fa una fattura” dovrebbe portare sicuramente ad una consapevolezza diffusa di come va il mondo. Magari anche solo spiegando che finiti gli studi si può perpetrare un’attività imprenditoriale autonoma (senza dover per forza puntare sul cavallo delle lauree magistrali o dei concorsi), o anche solo per prepararsi ad un impiego da precario “a partita IVA”, imparando però già a scaricare un pò di spese 😉

 

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